Vuoti A[r]rendere

Perché mi spezzerai il cuore
in una giornata di hangover.

E lo sai anche tu, che se me ne vado,
non tornerò più -non resterò-
E va bene così,
perché un giorno chissà,
quando poi sarà,
non ci ricorderemo più.

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Accantonare il cinismo (1 volta ogni 3 anni)

Non si può fermare la luce
Non posso catturare i mille colori dell’alba
Ma se tu li vuoi, tutto cambia.

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Bulgaria! Bulgaria! (un’analisi antropologica accuratissima)

10 mesi bulgaria con scritta

Quando arrivi:

Terminal 1, no non lo voglio il taxi grazie, shuttle, ho detto no!, terminal 2, metro, 1 leva e 60 e vai.
In metro tutti zitti, o così sembra, luci al neon e scritte in cirillico ti destabilizzano, fiorai e fiori ovunque: nelle gallerie tra una metro e l’altra,  agli angoli delle strade, ambulanti o vetrine organizzate, parchi e giardini fioriti.
Marciapiedi sconnessi, strade sconnesse, 8.000 sottopassaggi. Con le valigie sembra un’eternità arrivare a casa, inciampi 23 volte in 200 metri e inciamperai ogni giorno in 10 mesi, ma tu questo ancora non lo sai.
Madri e padri giovanissimi con poppanti in braccio, donne con pancioni e carrozzine a seguito, parchi pieni di ragazzini. Cani ovunque.

Quando stai:

Bottiglioni di birra da 2 litri per 1 euro o poco più, rakia ad ogni pasto, sirene ad ogni pasto, “banitza c siren” e “edna bira molia!” e ormai sei una del posto.
Giri per Sofia; parchi sconfinati ovunque, è bellissima sotto la neve questa città. Trovi il vecchio e il nuovo, capitalismo e comunismo, McDonald e il Monument to the Soviet Army nella stessa piazza. Lo trovi decadente, lo trovi romantico…la trovi romantica. Innamoramento. Esci tutte le sere, esci anche con la neve, anche dopo lavoro, esci, anche da sola, mai nessuno ti ha importunata, mai nessuno ti ha seguita.

Quando stai troppo:

Sono mesi che vedi bianco sporco ovunque, nevica anche ad Aprile. Prendi i mezzi e continua il silenzio, ma tu parli e ti sgridano  in bus per la voce troppo alta, ti sgridano in metro per lo stesso motivo. Ti sgridano. E ridi.
Tutto costa meno ma tu lavori lì e prendi i soldi di lì, questo vuol dire che le cose cominciano a costare tanto.
Fai le gite, prendi un treno che ti fa rimpiangere Trenitalia, vai a vedere i “kukeri” cioè il carnevale che festeggiano qui, ma il carnevale non ti piace manco in Italia, e infatti…  alla prima calca sparisci. Lavori con i bulgari, parli con i bulgari, ma non capiscono, o sono razzisti come neanche il peggio Salvini, oppure anche il più “open minded” ha qualcosa che non ti convince: hanno un maschilismo interiorizzato che esteriorizzano senza paura, la donna deve essere prima moglie e madre comunque. Il mio amico spagnolo che ha la pelle un po’ scura viene fermato ogni volta per controllo documenti quando va in giro da solo, le donne in un gruppo di uomini non parlano, se c’è cattivo odore per strada è colpa dei gipsi ( anche se non sono presenti), l’omosessualità esiste ma non si dice, il sesso si fa ma non se ne parla. Questo popolo mi ricorda il peggio dell’Italia.
Non era decadentismo romantico era solo mala gestione, ti fa schifo la birra qui e quando bevi una Leffe dopo 7 mesi quasi ti metti a piangere, ti fa schifo la rakia, ma ti ha fatto sempre schifo. “Can i have a Cola 0 please?” ormai non te ne frega nulla di provare a parlare bulgaro.
Conti i giorni, inciampi, te ne vai.

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Abbattetemi a colpi di benzodiazepine

non chiedermi l'ora

Non chiedermi l’ora
faccio l’equilibrista sui marciapiedi sconnessi
Ho sete di pieni,
mani
che si scoprono
nelle tasche mai vuote.
Siamo bandite filosofe
che si perdono nell’eleganza del vino
e combattono a morsi
battaglie di materassi e calcestruzzi
e prendendo la mira sui respiri
costretti sotto i cuscini
andiamo a sparare con i fucili
il nostro disincanto

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Dormire domani

impefetti

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23 maggio 2017 · 0:18